Innamorarsi e poi partire. Sciala – Vermentino di Gallura Superiore DOCG di @VSurrau


Quando ti innamori, lo riconosci subito. E’ come se tutti i tuoi recettori andassero improvvisamente a fondo scala, come se tutti i tuoi sensi perdessero qualsiasi punto di riferimento. E poi, soprattutto, la tua sensibilità raggiunge livelli mai visti prima, percepisci tutto con estremo nitore e lucidità. E tutto diviene, tutto diviene grande e mai visto. Che siano posti, mari, colori, capelli.

Se c’è una cosa che non riesco a dimenticare della Sardegna, e che per quanto mi sforzi non riesco a chiudere in valigia quanto riparto, è la luce. Quella particolare luce di mattina presto, magari quando le nuvole si diradano e torna il sereno, che rende tutto estremamente preciso, distinto, netto. Quel momento in cui qualcuno sopra di noi preme a fondo sul pulsante del contrasto e ci fa muovere, come marionette, sotto un mondo bellissimo. Semplice, bellissimo. E poi, la sera, tutto si rifonde assieme, si sfuma e la morbidezza prende ancora il sopravvento sulle lame e sui contorni. Ecco, quando si diceva che innamorarsi accresce la sensibilità.

E tutto questo, questo estremo nitore, questa pulizia algida e questa fusione finale nella morbidezza, la si può ritrovare, a volte, in uno dei vini che spesso tanto riesce a raccontare questa terra. Il vermentino, specie nella sua denominazione di Gallura Superiore, guarda caso DOCG. Lo Sciala di Cantine Surrau ci riesce in maniera precisa. Nasce da una selezione delle migliori uve dei vigneti più vocati della valle di Surrau, e dopo un breve contatto delle bucce con il mosto, fermenta a temperatura controllata in vasche di acciaio, dove evolve per alcuni mesi in batonnage, a contatto con le fecce.

Ma insomma, che ci frega del batonnage! Ci importa invece aver ritrovato in questo vino il timbro sardo, quella cosa che ci fa innamorare. Quelli bravi la chiamano tipicità, per noi è immedesimazione, arrivo, punto di partenza. Il colore è quello tipico del vermentino, giallo paglierino mediamente caricato dalla parziale maturazione con le bucce, di un bel tono brillante invitante. Ma è il naso ad essere come le mattine terse sarde, preciso e affilato, netto e “talebano”, salino di alga più che di roccia, frutta al giusto punto fra croccantezza e maturazione, nespola, qualche nota di frutta secca. Sbuffi come spine affilate, verticalità sospinta, zero sovrapposizione, missili.

La bocca è invece la sera, è un tramonto che sfuma e ricompone, l’evoluzione sulle fecce fa il suo e regala morbidezza, fondamentale per aggiungere al carattere teso dei profumi un grande piacere nel sorso. Acidità mai sopra le righe, ben fusa con una bocca piena e di soddisfazione. Grande impatto alcolico, che evidente alla fine del sorso, fortunatamente ben sostenuto dal classico finale di tutti i vermentino che si rispettano.

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