Il Gattinara di Travaglini


Mi è sempre risultato difficile avvicinarmi ad un vino del quale ho sentito parlare non bene, benissimo. Di solito preferisco entrare in contatto con un vino senza sentirmi, erroneamente, in dovere di confermare o meno quello che di buono ne ho letto e sentito. Spesso, ma riconosco che il problema è il mio, i risultati sono stati deludenti, tanto era il carico di aspettativa. Stavolta è andata diversamente: alcune bottiglie lasciano il segno, magari non per una vita, ma per molto tempo.

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L’Azienda Travaglini si estende per 59 ettari (di cui 47 vitati) fra le colline di Gattinara e produce uve nebbiolo sia a denominazione DOCG (Gattinara) che a denominazione DOC “Coste della Sesia”. Per dare un’idea dell’importanza di questa azienda nell’ambito della denominazione Gattinara, basti pensare che da sola possiede la metà della superficie iscritta a questa DOCG (che ne ha iscritti complessivamente 97). Come tale ne è espressione veritiera e portabandiera.
Situata alle falde del Monte Rosa, la produzione beneficia di un suolo roccioso denso di porfidi e di abbondanti minerali di ferro. Forget, please, i nebbioli di Langa e Roero, qui il vitigno interpreta un territorio completamente diverso, e mi aspetto che dia origine a vini che potremmo quasi definire ‘montani’, meno strutturati e più fini, paragonabili semmai a quelli della Valtellina, laddove il nebbiolo prende il nome di Chiavennasca.

Così è, e pur modificando stili di interpretazione, i 5 assaggi di cui sotto, rigorosamente nebbiolo 100%, sono tutti legati dalla medesima impronta di DNA, che ha nella precisione gusto-olfattiva e nella freschezza e sapidità terrosa strabordanti le caratteristiche principali. Vini estremamente equilibrati, dove però il termine equilibrio non ha il senso matematico di 50% durezze e 50% morbidezze, bensì racconta l’espressione del massimo rapporto raggiungibile in queste zone fra le due componenti, che gli ingegneri come noi non siamo scriverebbero in 70/30. Io preferisco usare un termine forse abusato, ma perfetto: tipicità.

Nebbiolo DOC “Coste della Sesia” 2014

Non male come “vino base” (in realtà all’assaggio non era disponibile il loro vino da tavola, e ora mi rendo conto di come questo sia stato un peccato), non meriterebbe di essere chiamato vino base. Lo è, però, in quanto ha già in sé tutte le premesse dei vini che lo seguiranno. Naso pulitissimo, estremamente salato, frutti rossi croccanti e note fume’. Tannino importante non ancora smussato dalla giovane età ma con promessa di eleganza. Impatto alcolico elevato, entra violento in bocca ma è capace di distendersi nel sorso, discretamente lungo.

Gattinara DOCG 2010

Più largo e volumetrico, sebbene mantenga una certa linea verticale. Ha però un naso notevolmente più complesso con l’aggiunta di evidenti sentori di spezie dolci, chiodi di garofano e cannella su tutti, ma anche altri descrittori tipici del nebbiolo (viola, menta, daje aggiungiamoli tutti …). Mantiene il timbro fresco iniziale del frutto rosso ancora lungi dall’essere sfatto. Differisce dal precedente soprattutto per il maggior affinamento dei tannini, per il resto freschezza e sapidità nulla hanno concesso al tempo.

Gattinara DOCG “Tre Vigne” 2009

Cioccolatoso è l’aggettivo che mi viene in mente e quindi lo scrivo. Torna a ridursi il ventaglio olfattivo, ma in questo il Gattinara DOCG 2010 è campione assoluto. Solita, qualcuno direbbe noiosa, verticalità di fabbrica, ma stavolta giocata molto di più sui terziari mentre il frutto è ora molto maturo, quasi in confettura. Onnipresente la mineralità terrosa, decisamente più pastoso degli altri, solita lunga lunghezza. Ho il timore che, dopo diversi bicchieri per carità, possa stancare. Devo provare ….

Gattinara DOCG Riserva 2009

Indubbiamente il miglior assaggio. Stesso anno di prima, vino completamente differente. Il minor uso del legno nuovo si fa sentire e si traduce in un passo più lungo, nel senso di capacità di guardare lontano. Ecco, questo la vedo difficile possa stancare, tanto la bocca rimane pulita dopo il sorso. Davanti ha un orizzonte lontano, l’equilibrio  è spostato molto più avanti. Ha la stoffa del campione, ancora più potenziale che realtà. Ai meno esperti, come me, potrebbe però non piacere nascondendosi dietro questo percorso che può fare.

Gattinara DOCG Riserva 2005

Naso slavato, quelli che scrivono in modo politically correct, direbbero estremamente elegante. Sembra aver raggiunto l’orizzonte prima solo intravisto, non è arrivato alla fine ma ne ha ancora poco poco. La lancetta ha abbandonato il verde della “potenzialità” ed è tutta verso il fondo scala del “bevilo, che aspetti?”. E’ ancora tanta roba, ma l’impressione che mi lascia è quella di una eccessiva morbidezza che, per questi vini qua, non vuol dire difetto ma, sicuramente, punto di stop.

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