A pranzo con #marinetto e #aris i vini di Sergio #Arcuri


Avevo lasciato i vini di Sergio Arcuri affogati tra 1000 calici durante il corso AIS. Di quell’incontro ricordo soprattutto un colore mai visto in un vino, a prima vista anche abbastanza estremo da lasciarti in qualche modo diffidente. Probabilmente sbagliando, ma soprattutto per un rosato ho sempre ritenuto che il colore fosse fondamentale per attrarre un bevitore appassionato o comunque poco informato.
Ieri invece con quello stesso vino ho avuto modo di parlare per un tempo molto più lungo e soprattutto tutto dedicato a lui. Mi è rimasta la stessa impressione sul colore, sicuramente singolare, diciamola tutta, bello dal punto di vista tecnico ma sicuramente non immediato (nel senso di un rosa al quale non sei abituato). Quello che però ti rimane di questo vino è senza dubbio il suo essere così unico, spendiamolo una volta questo termine difficile. Unico soprattutto perché dopo averlo bevuto ti rimane in testa e soprattutto nel cuore la sensazione di aver bevuto un prodotto non lavorato,non elaborato. No, ti rimane nella testa e soprattutto nel cuore la sensazione di aver bevuto quello che esce dall’ uva.. scoperta dell’acqua calda direte, ma mica è facile avere quest’impressione, a me non è capitato molto spesso. Ecco mi sembra di aver bevuto un vino dove l’intervento dell’uomo è stato veramente ridotto al minimo e comunque concentrato in vigna, mai in cantina.
Il suo nome è Marinetto e sa di terra, di creta, con vaghi accenni fumè che lo rendono ideale per un abbinamento con salumi calabresi. Dimentica i frutti rossi ai quali sei abituato, qui sono un pezzo e basta della ricetta, non ricetta. Acidità e sapidità notevoli ma mai invadenti, da gustare freddo anche come aperitivo.

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Lo stesso carattere vero, terroso, contadino nel senso buono del termine, lo si trova anche nella versione in rosso, sempre Gaglioppo 100%, di nome Aris.
Qui si palesa una consistenza più importante dovuta alla più lunga macerazione con le bucce, ma il vino evidenzia sempre il suo tratto scarico, non corposo come ci saremmo aspettati da un’uva di questo genere Eppure riesce a fondere in tutto il sorso una trama tannica molto delicata a una vivace acidità, rendendolo un vino fresco di agevole beva in grado di accompagnare anche secondi più importanti e di sprigionare aromi più evoluti. Ma è da bere subito senza aspettare molto perché, come i contadini insegnano quello che succederà domani dipende solo da quello che deciderà madre natura.

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