Aglianico del Taburno Riserva 2008 – D’Erasmo


Da piccolo ero solito trascorrere le vacanze estive, la villeggiatura come si chiamava allora nell’Italia ancora figlia del boom economico, in un piccolo paese umbro dove nacque mia madre. Entravamo in quel luogo come una sorta di paradiso sospeso, compreso mio padre che riservava a quel tempo e a quel luogo l’unico pacchetto di sigarette, anzi mezzo, che fumava in un anno. E allora, appena arrivati, mi mandava a comprare le MS nell’unica, microscopica, bottega nascosta dentro quattro case.

Entravo in quel posto come in una cripta. Luce bassa, frescura nella calura estiva, mobili vecchi in legno scuro pesante, profumo di tabacco, latte di olive e alici in salamoia, mortadella e pistacchi. Un santuario, un luogo della pace e di unione fra ieri e oggi, ultima vecchia donna attaccata ai primi del novecento e giovane ragazzo speranzoso nel duemila.

Trovare tutto questo in un vino è stato assieme sorpresa e nostalgia. Mi consigliarono questo vino con entusiasmo negli occhi e ricordi così vividi, tanto che non vedevo l’ora di aprirlo. L’ho quindi aperto fregandomene dell’abbinamento, non dovrei dirlo, ma così è stato. Mi ci sono affidato, lanciato, gettato. Ho aperto bocca, testa e cuore. E ne ho ricevuto in cambio gioia pura.

Sin dall’apertura, ricca di profumi intensi dal primo istante. Ampiezza e pulizia, frutta matura, appena matura con tempo davanti. Poi la bottega in Umbria: salamoia, pepe, mortadella, tabacco. Alla fine cuoio, cioccolato. Splendido mix di terziari da legno e carattere territoriale. Ma la sua forza è nella dinamica, con una successione temporale dei profumi che ti rapisce e ti porta a continuare ad annusarlo avendo quasi timore di assaggiarlo.

E invece l’assaggio non ti tradisce. Pieno, fluido, disteso come pochi. Equilibratissimo, con un tannino di una eleganza rara che emerge più sulla fine. All’inizio ancora ben sostenuto da una certa freschezza residua che ne fa una bottiglia da aprire o, se ce la si fa al contrario mio, tenere ancora un paio di anni in cantina. Coda non lunghissima se vogliamo, ma sbarazzina, direi divertente.

Tanto per dare un punteggio AIS, galleggia sui 90 abbondanti. Tanto per dare un giudizio senza parametri, uno di quei vini che ti fa amare il vino e ti toglie qualsiasi dubbio.

Affina 3 anni fra legno e bottiglia. Le uve sono raccolte al massimo grado di maturazione e poi sono sottoposte a fermentazione con macerazione di 25 giorni. Fermentazione malolattica in barrique tradizionali di rovere.

d'erasmo

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