Biowine 2014 – Appunti di degustazione


Mente ingombra di nozioni da esame, passerà presto. Martedì.

Ci rilassiamo con un passeggiata a Biowine 2014, ormai consueto appuntamento annuale della Tenuta l’Olivella a Frascati. Pochi espositori, ma qualcuno interessante.

 

Marco Carpineti (S.P. Velletri – Anzio Km 14.300  Cori – http://www.marcocarpineti.com)

Ne parlammo tempo fa su queste pagine (https://fabiodellamarta.com/2014/01/01/capolemole-rosso-2011-marco-carpineti/) a proposito del Capolemole rosso, capace di regalarmi un qualcosa che ieri non ho trovato negli altri della loro produzione. Mancava a dire il vero il Dityrambus, di cui tutti parlano bene. Cantina da seguire.

 

Azienda Agricola Biologica Trebotti (Strada della Poggetta, 9 – Castiglione in Teverina, Viterbo – http://www.trebotti.it)

Approccio molto particolare alla viticoltura e al cibo. Lei vegana, lui vignaiolo oserei dire “artista” o “naif”, nel senso buono dei termini. Se non si perdono nelle loro filosofie potrebbero tirar fuori cose interessanti nel futuro. Intanto abbiamo assaggiato le loro prime uscite, anno del Signore 2012. Un blend di procanico e altri vitigni autoctoni umbri (grechetto, roscetto, …) di cui non ricordo molto, un rosso (90% sangiovese, 10% ciliegiolo) con cui ho appuntamento fra 4 o 5 anni e che mi intriga e infine, sorpresa, un moscato. Lo definiscono secco, ma hanno convenuto con me che siamo più sull’amabile e che infatti, nelle versione di nuova uscita, hanno ridotto il residuo zuccherino. Profumo tipico e inebriante, gusto che riesce quasi a stargli dietro. Remember it.

 

Azienda Agricola Biologica Donato Giangirolami (Strada del cavaliere, 1414 – 04010 Borgo Montello, Latina – http://www.donatogiangirolami.it)

Alle latitudini di Casale del Giglio, una produzione che quasi ne segue la scia. Il Petit Verdot (nel Peschio) li ricorda molto ma lascia buone persistenze e si distingue per un rapporto qualità prezzo interessante e lontano, tanto per non fare nomi, dal più noto Mater Matuta. Da sottolineare anche la malvasia puntinata vendemmia tardiva, con una bocca che riesce a non farsi surclassare da un naso giustamente esuberante.

 

Mi perdoneranno qualche nota critica sulla manifestazione:

  • vini bianchi serviti a 16° C, sinceramente, mi pare troppo e soprattutto un clamoroso autogol dei produttori
  • noto a volte troppo snobismo nei produttori biologici. Se gli dici che un vino lo trovi buono ti dicono “beh, è biologico”. Se gli dici che senti uno spunto eccessivamente amaricante ti dicono “non hai il palato abituato ai vini biologici”. Basta con questa storia, i vini buoni sono buoni indipendentemente dal fatto che siano biologici o meno. Analogamente lo sono i vini meno buoni. Con la fede cieca, non andiamo da nessuna parte

BIOWINE_Locandina_2014_196x21

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