Toscana: vini e vitigni


Anche se con soli 2,5 milioni di ettolitri annui, la Toscana rappresenta una delle migliori regioni italiane dal punto di vista della qualità enologica, se è vero che già nel 1716 Cosimo III de Medici introduceva concetti di zonazione e regole che solo alcuni secoli dopo sarebbero confluite nel concetto di DOC.

Il Chianti fu il primo vino celebre di questa regione, assemblaggio di diversi vitigni (non solo sangiovese, ma udite udite anche uve a bacca bianca) secondo l’originale ricetta di Bettino Ricasoli, Primo Ministro d’Italia subito dopo la sua unità del 1861. Solo molti anni dopo, ultimo decennio del XX secolo, che alcuni produttori scelsero di uscire dal disciplinare del Chianti per togliere le uve a bacca bianca e introdurre altre varietà cosiddette internazionali, come cabernet sauvignon e merlot. Da qui i Supertuscan, geniale appellativo made in USA per identificare vini straordinari, e quotatissimi, che non si fregiano di DOC o DOCG (un pò tutti quelli che finiscono in AIA, ELLO…per fare nomi Sassicaia, Tignanello fra molti altri). Questi vini li troviamo soprattutto fra i vigneti cresciuti sui terreni ciottolosi (sassicaia…ciottoli…capito?) intorno alla zona di Bolgheri.

Da ricordare, del Chianti, le sue sottozone: Rufina, colli aretini, colli fiorentini, colline pisane, colli senesi, montalbano, montespertoli.

Oggi il Brunello di Montalcino gode della fama più ampia, ma pochi sanno che il Brunello fu ardito e fortunato esperimento di Clemente Biondi Santi, convinto della possibilità di fare un vino sangiovese in purezza. Com’è andata a finire lo sapete tutti.

Fra i vitigni a bacca bianca più utilizzati: trebbiano, malvasia bianca, vernaccia (alla base della Vernaccia di S. Gimignano, prima DOC d’Italia) di Montepulciano, Rosso della Val di Cornia.

Fra i vitigni a bacca rossa più utilizzati: sangiovese, canaiolo, ciliegiolo, cabernet sauvignon, merlot.

Due parole in più sul sangiovese, vino di spiccata acidità e scarsa carica antocianaica. Caratterizzato da maturazione tardiva, soffre le piogge. E’ pressapoco ubiquitario, ma predilige terreni calcarei. Presente in oltre 70 cloni.

 

Tuscana-DOC-DOCG

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