Piemonte: vini e vitigni


2 milioni e mezzo di ettolitri annui, intorno al 5% dell’intera produzione nazionale. Non molto, o meglio, non tanto quanto ci si aspetterebbe. Ma ricordate, qualità e quantità nel vino vanno raramente d’accordo.

E i vini del Piemonte di qualità ne hanno da vendere, se un significato ce l’hanno le tante DOCG (e le innumerevoli DOC) conquistate da questa regione: Asti, Barbaresco, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato Superiore, Barolo, Brachetto d’Aqui, Cortese di Gavi, Dolcetto di Diano d’Alba, Dolcetto di Dogliani, Dolcetto di Ovada Superiore, Gattinara, Ghemme, Roero, Altalanga, Caluso, Ruchè.

Tra i vitigni a bacca bianca: timorasso, cortese, favorita (così chiamata per via della maturazione precoce che la rendeva, appunto, la favorita degli animali), moscato bianco, erbaluce (da cui il famoso erbaluce di Caluso), arneis.

Tra i vitigni a bacca rossa: barbera, dolcetto, freisa, brachetto, nebbiolo, palaverga, uva rara.

Il nebbiolo è forse il vitigno più noto, non fosse altro perché da questo discendono vini come il Barolo e il Barbaresco. Un vitigno non ubiquitario, capace dunque di esprimersi (essere coltivato, sostanzialmente) solo in determinate zone. Un vitigno difficile dunque, con un contenuto di antociani decisamente modesto (all’incirca il 50% in meno rispetto ad un cabernet sauvignon della stessa zona; questo conferisce a rendere ai vini che ne discendono un caratteristico colore rosso granato).

Tra i vini più famosi indubbiamente Barbaresco (prodotto nei Comuni di Barbaresco, Treiso e Neive) e Barolo (prodotto principalmente nei Comuni di Barolo, Castiglion Falletto, Serralunga d’Alba). Interessante, parlando del Barolo, la distinzione fra Barolo Elveziano (prodotto nei Comuni di Monforte d’Alba, Serralunga d’Alba e Castiglion Falletto) e Barolo Tortoniano (prodotto nei Comuni di La Morra e Barolo); il primo è un vino più austero e con necessità di lunghi periodi di maturazione, nato su rocce caratterizzate da Marne bluastre; il secondo un vino più morbido, a cui sono sufficienti un paio d’anni di maturazione, nato su terreni con presenza di sabbia e argilla.

Per il Barolo è previsto un periodo di affinamento di minimo 38 mesi, i quali diventano 62 nella denominazione Riserva.

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