Tenuta Corini, storia di una meravigliosa follia


La visita ad una cantina mi lascia sempre un fondo misto di amarezza e voglia. Amarezza per non averlo fatto io, voglia di farlo io. Uscendo dalla Tenuta Corini, avverto queste sensazioni in modo più forte che mai. Sarà che sarei stato una giornata intera a parlare con Stefano Corini della loro storia e dei loro vini, sarà che hanno scommesso su un territorio che amo, il fatto è che queste sensazioni sono vivissime in me anche oggi che ne scrivo a un giorno di distanza.

Il frutto del lavoro in Svizzera di questa famiglia è stato investito nella creazione, dal nulla, di questa azienda dalla capacità produttiva attuale di 30.000 bottiglie l’anno. Una creazione folle, dal momento in cui si decise di non continuare nelle produzioni di grechetto e malvasia tipiche di queste zone e lanciarsi, per unicità, nella sperimentazione su vitigini differenti. Merlot, sangiovese e montepulciano certo, ma soprattutto sauvignon blanc e pinot nero. E sentir parlare Stefano delle difficoltà di allevamento del pinot nero e, allo stesso tempo, della soddisfazione di aver creato un vino (il Camerti, pinot nero 100% di cui parliamo più avanti) unico e differente, riempi il cuore e gli occhi di speranza.

Non produzioni DOC, quindi, ma la decisione di declassare verso le IGT per la voglia di novità. Con l’aiuto, nota non trascurabile, di Riccardo Cotarella, uno che di queste zone conosce tutto. Tre i vini degustati, due righe che non potranno mai bastare a descriverne l’ammirazione e a sostituirne l’assaggio.

Casteldifiori, IGT Umbria Bianco, 100% Sauvignon Bianco, per un vino introvabile in queste zone. Se il bouquet floreale e il giallo cristallino lo riconosceremmo anche in altri bianchi del territorio, quello che colpisce è la mineralità e la sapidità degne di vini isolani. I fossili che abbondano in queste terre devono aver fatto l loro lavoro, accompagnandosi bene alla morbidezza data dall’abbondante argilla. Rotondità spiccata dunque ed elevata persistenza, magari un po’ di carattere che si perde in un coda monotono, senza finali amaricanti o, comunque, da ricordare particolarmente.

Camerti, IGT Umbria Rosso. 100% Pinot Nero, ma a raccontarlo quasi non ci si crede. A partire dal coloro, rosso granato con unghia già aranciata. Si rischiano brutte figure a giudicarlo dal solo colore, che lo diresti invecchiato. Quando invece in bocca il tannino (ed era annata 2004 quella degustata) è ancora imponente, magari non finissimo, ma con la capacità di conferire un carattere che non si scorda facilmente. Gli facciamo prendere aria e diamo tempo ai frutti e alle spezie di sprigionarsi. Persistente e robusto, un puledro di razza che, lo senti, non domerai mai sino in fondo.

Frabusco, IGT Umbria Rosso. Dal nome delle iniziali dei soci dell’azienda, un blend di montepulciano, merlot e sangiovese. Un prodotto più simile ai suoi conterranei, che ricorda i nobili cugini toscani ma si lancia in picchi di personalità, insoliti, elevati grazie al montepulciano. Il colore stavolta è rubino acceso, a presagire frutta nera matura, anzi in confettura, condita da aromi speziati leggeri. Un continuo equilibrio, con i tannini smussati dal legno dolce, con l’alcol imponente che non senti. Un vino, se vogliamo, più facile da bere rispetto al pinot nero, ma più capace di sfumature variegate.

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