Dialogo con un ristoratore ai tempi della crisi


Da appassionato di enogastronomia sono sempre stato particolarmente affascinato dai ristoranti nei quali vedo, spuntare dietro ogni cosa, passione e idee. Non capita sempre, stasera è capitato.

Pescara. Trasferta di lavoro e solita cena fuori, da solo al tavolino. Entro in un ristorante che mi aveva colpito nel pomeriggio, passeggiando, per un mix di semplicità e eleganza. Non ho mai amato i locali estremamente eleganti, laddove l’eleganza si traduce in pura formalità. Sono stato fortunato: l’impressione è stata confermata dalla realtà, cucina assolutamente di livello e cordialità dello chef che si è sincerato di tutto l’andamento della cena.

Ma quello che mi rimarrà di questa serata è la spiacevole sorpresa nel constatare di essere l’unico cliente del ristorante. E di questo ho parlato con lo chef/proprietario, al momento dei saluti. Abbiamo riflettuto insieme su cosa si può fare, oggi, per attirare clienti in un giovedì sera all’interno di un ristorante in grado di offrire un rapporto qualità/prezzo invidiabile. Un ristorante ove l’attenzione alla qualità delle materie prime si vede in ogni piatto, ove la passione e la sapienza dello chef si mescola ad un ambiente accogliente.

Non c’è nulla da fare, dice lui. L’unica soddisfazione che mi rimane sono i tuoi complimenti, sono l’unica cosa per la quale vado avanti. Ma non mi basteranno per molto. Sto pensando di lasciare l’Italia.

Non mi era mai capitata una cena così buona dal retrogusto così sgradevole.

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