#Rugby vs calcio, visti da un genitore


Chi mi conosce, anche solo perché ogni tanto gli capita di leggere queste pagine lo sa bene: sono un appassionato tifoso di calcio ma, qualche anno fa, un vento irresistibile e improvviso mi ha trascinato via verso uno sport che prima vedevo come una scocciatura nel momento in cui interrompevano la diretta di “tutto il calcio minuto per minuto” solo per dare i risultati del Petrarca Padova. Sono follemente innamorato del rugby, in tutto e per tutto; sono pervaso di rugby anche se non so giocarci; sono intriso di rugby anche se mi cade spesso la palla dalla mani, anche se non ho mai calcato i campi di rugby da giovane.

Mio figlio, 7 anni ormai, l’anno scorso giocava a rugby a Frascati e quest’anno ha deciso di giocare a calcio. Non ne sono contento assolutamente, non perché voglio faccia quello che dico io, ma solo perché sono tremendamente dispiaciuto dell’ambiente che ha lasciato e di quello che ha trovato. E mi reputo fortunato, perché ad essere sinceri nella società dove gioca vedo un buono spirito.

E allora che c’è? C’è che il primo giorno degli allenamenti di rugby, attaccato al cancello del campo di Frascati, c’era un cartello con scritto “si pregano i Sig.ri genitori di rimanere fuori dal campo di allenamento e di non parlare con i bambini mentre giocano”. C’è che la prima cosa che insegnavano ai bambini era non lamentarsi e non parlare con l’arbitro. C’è che la seconda cosa che insegnavano ai bambini era passarsi la palla. In una squadra di rugby puoi avere anche il giocatore più forte del mondo, ma se non giochi assieme ai tuoi compagni non hai possibilità di vincere. Sinceramente, io credo che questo valga per qualsiasi sport di squadra.

C’è che tutto questo che gli insegnavano io lo chiamo rispetto. E lo ritengo un grande insegnamento, non per quello riguarda lo sport, ma per l’unica cosa che mi interessa mio figlio impari: la vita.

E  ieri invece, mentre assistevo agli ultimi quindici minuti dell’allenamento di calcio di mio figlio (di più, me ne perdonerà, proprio non ce la faccio) ho visto genitori a bordo campo sempre a parlare ai bambini, sgridandoli per un dribbling mancato, chiedendo calci d’angoli all’allenatore. Per carità, in maniera civile. Ma a me non basta più.

Ho scoperto un’altra storia, un altro mondo e vorrei fossero tutti così.

 

 

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