Nel report di Confcommercio l’anima di questa povera Italia


“Confcommercio prevede un ribasso pro capite di oltre il 3% per il 2012, la caduta più forte dal dopoguerra”.

Questa la notizia di ieri. Sicuramente grave e cupa, sicuramente ce ne accorgiamo ogni giorno. Ma, paradossalmente, la cosa più grave la si percepisce nel leggere gli unici settori, secondo il report di Confcommercio, in crescita: telefoni cellulari e informatica.

Ora, io ho sempre detestato quelli che si rivolgono ai giovani dicendo “che ne sapete voi che non avete fatto la guerra”, come se non averla fatta fosse un peccato o un difetto. Ora io non voglio fare la figura di quello che critica ad alzo zero le abitudini nostrane odierne, ma credo che siamo arrivati  veramente ad un punto di non ritorno. Un punto ove l’essere e l’apparire ha preso il sopravvento sulla quotidiana necessarietà del giusto, non del minimo. Un punto ove, compro le fettine di carne al discount invece di quella più saporita dal macellaio. Un punto ove mi tengo un anno in più le scarpe finché non hanno i buchi. Questo andrebbe benissimo se lo facessimo come lo faceva mia nonna, per sopravvivere e per lasciare ai figli un minimo di conto in banca (altra cosa oggi in disuso) senza conoscere la parola vacanza. Ma non mi va più bene, quando lo facciamo per fare la fila davanti al negozio il giorno dell’uscita dell’ultimo smartphone.

Credo che i più in pericolo non siano nemmeno i piccoli bambini di oggi, che cresceranno con la consapevolezza della nuova realtà, ma quelli un pò più grandi, che ancora non hanno capito (o preferiscono far finta) come stanno le cose e che mamma, papà e nonna non dureranno molto. Aiutiamoli, con l’esempio, è l’unica cosa che possiamo fare. L’esempio di fermarci laddove non possiamo, e “sti cavoli” del vicino di casa.

Ora, se volete, parliamo anche di iPhone 5.

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Una risposta a "Nel report di Confcommercio l’anima di questa povera Italia"

  1. Plaudo alla tua sintesi eloquente e alla tua lucidità di espressione!
    Mi trovi d’accordo su tutta la linea! Mi chiedo costantemente quale generazione di futuri ventenni stiamo creando noi al momento: staremo nonostante i comportamenti sociali e politici vergognosi (per citare Napolitano) facendo bene? Stiamo dando segnali coerenti ai nostri figli? Ci si prova…ma ai posteri l’ardua sentenza!

    Mi piace

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