L’isola delle rose


L’ultimo romanzo di Walter Veltroni, edito da Rizzoli, è costruito sul nucleo di una incredibile, quanto affascinante, storia vera. Tratto da wikipedia, alzi la mano chi lo sapeva:

 

“L’Isola delle Rose (esp. Insulo de la Rozoj), nome ufficiale Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (esp. Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj) fu il nome dato a una piattaforma artificiale di 400  che sorgeva nel mare Adriatico a 11,612 km al largo delle coste dell’allora provincia di Forlì e 500 m al di fuori delle acque territoriali italiane; costruita dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, il 1º maggio 1968 autoproclamò lo status di Stato indipendente.

Questo Stato, cui fu dato il nome ufficiale di Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose (Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj), oltre a darsi una lingua ufficiale (l’esperanto), un Governo, una moneta e un’emissione postale, non fu mai formalmente riconosciuto da alcun Paese del mondo.

Occupata dalle forze di polizia il 26 giugno 1968 e sottoposta a blocco navale, l’Isola delle Rose fu demolita nel febbraio 1969.”

 

A ognuno la sua idea. Io penso solo, per dirla con l’autore, che un’utopia aiuta a camminare.

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