La scuola pubblica e lo stereo di casa mia


È on-line “scuola in chiaro” (http://www.istruzione.it/web/ministero/cs120112), il portale del MIUR che intende, regalando trasparenza, aiutare i genitori nel compito di iscrivere i figli al prossimo anno scolastico (ecco, tornando al vecchio tema del New Deal, questo è un provvedimento da “futuro”, almeno delle intenzioni).

Uno dei primi dati che emerge non mi sorprende, avendo una moglie insegnante, ma capisco come possa essere sorprendente per i più: fino all’80% delle spese sono a carico dei genitori (es. gite, materiale di cancelleria, carta igienica, fotocopie, …). È il risultato di un’inchiesta condotta su molti licei italiani, che hanno reso pubbliche le origini dei loro finanziamenti.

Nel 2001 (cito Repubblica.it) furono stanziati 269 milioni di euro, che dieci anni dopo si sono assottigliati a 79. Cosa hanno fatto le scuole: hanno bussato alle famiglie chiedendo loro “contributi”.

 

3 considerazioni:

  • Pubblico non vuol dire gratuito: nel pubblico (quello che funziona) i cittadini pagano le tasse e ne ricevono indietro servizi, come la scuola appunto. Ergo c’è qualcosa che non funziona. Ma i genitori, chi può almeno (e attenzione che questo inciso non è più solo retorico, purtroppo) sicuramente non lesina sull’istruzione dei figli. Il problema semmai, ma non è solo relativo alla scuola, è che pochi pagano le tasse e tutti vogliono il top nei servizi; è la solita storia che per colpa di alcuni pagano tutti.
  • Tipico dialogo serale con mia moglie:

<< Uff, abbiamo una gita in programma. Non mi va di far spendere tutti questi soldi, ma lo sai quanto costa un  pullman. Due settimane fa abbiamo già chiesto soldi per lo Scottex. A proposito, mi fai 50 fotocopie…ah, ehm, posso portare a scuola lo stereo per fare inglese? Tanto lo usiamo poco…>>

<< Lo hai già portato un mese fa >>

<< Si, ma se lo è preso la collega della quarta. Mi serve quello grande >>

  • Contenuto del modulo di iscrizione alla prima elementare: fra i documenti da portare appare “ricevuta del contributo volontario”!!!

Eh? In fase di iscrizione? Scritto sul modulo di iscrizione sotto il certificato delle vaccinazioni? E se fosse stato obbligatorio cosa succedeva, veniva la preside sotto casa?

 

PS. Senza contare i soldi che alcuni insegnanti mettono di tasca loro per non chiederli alle famiglie. Io apprezzo tantissimo ma mi arrabbio. A domanda, rispondono che lo fanno per passione. L’Italia, questa, ce la farà.

 

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