Il Social Reporting come non l’avete mai visto, fra smartphone e pistole


È stata la settimana dei video on-line. Ce ne sono stati per tutti i gusti, a partire da mezza Italia scatenata a caccia delle immagini di Belen (l’altra mezza lo stava comprando alle bancarelle di fronte alla Stazione Centrale). Si è finito ieri, tutti a cercare di capire la dinamica di quell’assurdo incidente di Marco Simoncelli, tutti a dire è colpa delle gomme fredde, del traction control che ha tenuto su la moto e della manopola aperta. Tutti a dire, tutti a parlare, ma chissenefrega di come è successo, una fatalità l’ha portato via, in un mestiere dove ti pagano anche per rischio e fatalità. Brutta storia. In mezzo c’è stato il video che mi ha colpito maggiormente e che mi porta a tradurre due pensieri in colpi sulla tastiera. Mi riferisco alla cattura e uccisione di Gheddafi. Dieci anni orsono avremmo visto, in sovrimpressione su quelle immagini, il logo di una famosa agenzia, di un network televisivo internazionale o magari il nome del reporter autore del video. E avremmo visto lo stesso reporter il 5 gennaio dell’anno successivo, su tutti i quotidiani on-line, quando pubblicano la classifica delle migliori immagini dell’anno appena trascorso. Dieci anni fa. Ma in questi dieci anni c’è stato YouTube, hanno inventato Facebook, è esploso Twitter. In questi dieci anni Internet ha mostrato di avere due facce anche per gli utenti, non solo scaricatori di contenuti ma produttori di contenuti. Dimenticavo, in questi dieci anni un signore che non c’è più ha inventato un telefono che a dispetto del costo elevato possiedono in tutti gli angoli del globo e che si connette ad Internet con una facilità disarmante. E proprio da questo telefono, uno dei ribelli partecipanti al raid che ha condotto alla cattura di Gheddafi, ha girato un video integrale e lo ha semplicemente, con un tap, fatto conoscere a tutti. E tanti saluti ad agenzie, stampa, network televisivi e fotoreporter con gilet. Con in mano una pistola e nell’altra un telefonino, ci hanno ancora una volta dimostrato quanto la tecnologia, unita all’idea social, sia pervasiva, rivoluzionaria, capace di sovvertire le logiche del business e pericolosa. Ci scandalizziamo a volte dell’utilizzo eccessivo delle intercettazioni ma ci chiediamo quanto siano potenti gli strumenti che usiamo quotidianamente e che sempre più spesso diamo in mano ai nostri figli? Fra la pistola nella mano destra e l’iPhone nella mano sinistra, qual è lo strumento più pericoloso? Chiudo: a cosa servono i reporter professionali?

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