eBook, dialogo semiserio con mia moglie su innovazione e tradizione


Io e mia moglie siamo, quando siamo in vena, le persone ideali per un dialogo su innovazione e tradizione: lei custode delle abitudini, degli usi e lontanissima da tutto ciò che è hi-tech e che si connetta alla rete elettrica tramite un cavetto USB; io, ex amante delle tradizioni, strappato alle radici da un mestiere di consulente ICT e da una convinzione innata che l’unico digital divide, quello veramente insuperabile, sia quello culturale (nel senso di mentalità). Ne consegue che a Natale o per un compleanno, io le regalo abbigliamento, gioielli o visite in un centro SPA, mentre lei passa da Mediaworld.
L’ultima visita da Mediaworld ha portato (a me) in dote un e-book reader.
Ora dovete sapere che io sono un ex lettore appassionato, nonchè amante dei libri in libreria all’ingresso di casa e non stipati in uno scatolone in cantina. Il tempo ha però fatto la sua, lo scooter mi ha dato più qualità della vita ma molto meno tempo per leggere in metropolitana, il lavoro e i bimbi hanno arrotondato, e mi trovo adesso a non leggere quasi più (per diletto, intendo).
E proprio per questo mia moglie sostiene che proprio io, quello che passava il tempo ad allineare i libri sulle mensole, non posso adesso sostenere che il futuro dell’editoria sia l’ebook. Ma non ti ricordi la sensazione di assaporare il profumo delle pagine, le ore in libreria a scegliere il prossimo romanzo?
Certo che mi ricordo tutto questo, e ci sono ancora affezionato, ma come mi ricordo i Lego di quando ero bambino, la collezione di macchinine della Polizia. È sicuramente più bello il rumore degli zoccoli di un cavallo, e più romantico un calesse in legno, ma nessuno oggi li sceglierebbe al posto di una automobile.
Dentro l’automobile c’è ancora la tradizione (leggi passione, per me sono sinonimi) di chi costruiva carrozze, dentro gli ebook c’è tutta la magia dei libri di carta. Non confondiamo contenitore e contenuto, Dante Alighieri è meraviglioso anche scritto in codice binario.

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3 risposte a "eBook, dialogo semiserio con mia moglie su innovazione e tradizione"

  1. Sono d’accordo con tua moglie…eheh.
    Se quello che dici fosse vero, spiegami l’enorme fiasco che ad esempio ha avuto il TVfonino. Da esperto e prossimo dottore in comunicazione ti posso dire che il canale ha avuto, ha ed avrà sempre un ruolo fondamentale nella fruizione di un libro e non credo che si possa realizzare tanto facilmente che un e-book reader possa sostituire la carta con la quale un libro è tutt’oggi realizzato. Questo perché sto facendo una distinzione fondamentale che hai fatto anche tu nel post; una cosa è leggere un documento, una mail, un saggio, una relazione, ti ci metto persino un quotidiano, cose per le quali l’e-book potrà avere un futuro, un’altra è la lettura che uno fa per diletto. Soprattutto quando ci si trova a leggere un romanzo, lo si fa con ben più che solo con gli occhi, si usa l’immaginazione, si lascia andare la mente, si soppesa il libro tra le mani, si sente l’odore delle pagine nuove oppure si ammirano quelle ingiallite di un libro invecchiato. Proprio la magia di cui anche tu parli, un freddo e-book non la saprebbe riprodurre. Non lo dico solo per romanticheria, ho provato varie volte a leggere un e-book, col risultato che riuscivo a stento a leggere il primo capitolo prima di correre in libreria a comprarmelo.
    Qualche giorno fa ho scaricato un anti spyware gratuito. Nell’accordo di licenza c’erano queste parole: “Per usare questo software non dovrai pagare nulla. Sono un convinto sostenitore del fatto che i software debbano essere alla portata di tutti e di come sia indegno il prezzo che viene fatto pagare per alcuni. Se fossero delle opere d’arte sarei il primo a farmi pagare, ma i software non sono altro che una fredda successione di 1 e di 0, non c’è nulla di artistico”. Questo per dire che anche la Divina Commedia, scritta in codice binario, sarebbe soltanto una fredda successione di 1 e di 0.

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    1. Inizio dalla fine. Cos’è arte non riesco a definirlo io, del resto ancora non ne ho trovata una definizione precisa da nessuna parte. Ma non credo che solo quello che viene definito artistico debba essere soggetto a pagamento. Posso condividere che fare software sia molto diverso dal fare musica, pittura, letteratura o altro, ma non per questo deve essere svalutato il tutto. Poi possiamo parlare di monopolio, di azioni fatte per tenere i prezzi alti e questo è tutto un altro paio di maniche…ma vale per tutti i settori, non solo per il software.
      Detto questo io credo fermamente nel successo degli ebook, magari non nel breve tempo…del resto anche dei cellulari si diceva che non avrebbero mai superato i telefoni fissi.
      A mio parere è un’evoluzione naturale, dettata anche dai ritmi frenetici ai quali siamo sottoposti che ci impongono di fruire di beni e servizi nella maniera più rapida possibile.

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  2. Da avida consumatrice di ebook, lascio il mio piccolo contributo in favore del consumo di letteratura e di libri in qualsiasi forma essi si presentino. Nel mio caso il libro digitale mi ha permesso di leggere in situazioni che in tempi di solo cartaceo, avrei trovato se non impossibili, almeno scomode (un ebook non ha bisogno di una abat jour accesa nel bel mezzo della notte e non sveglia mariti e bimbi quando giri una pagina 😉 )
    L’ebook mi ha inoltre permesso di accedere a molti più libri e ad un prezzo per me, sicuramente abbordabile (soprattutto perchè acquisto quasi esclusivamente libri in inglese). Vi dirò di più…adoro gli audiobooks e adoro stirare col mio ipod al braccio e le cuffiette alle orecchie! Non vi dico poi quanto mi piace camminare o correre ascoltando un buon libro (quelle rare volte che riesco a farlo!) magari narrato dal suo stesso autore! 🙂
    Questi per me sono alcuni degli enormi piaceri che il digitale ha portato nella mia vita, senza nulla togliere a quelli del cartaceo…nella mia esperienza personale l’uno non esclude gli altri, anzi! Direi che l’uno stimola gli altri!
    Grazie per il bel post Fabio! 🙂

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