Fenomenologia dell’insegnante nel mese di Settembre


A casa mia il mese di Settembre è sempre un mese particolare. Molto particolare. Settembre è il mese nel quale ricomincia la scuola. Ho due bimbi, e quindi sentiamo molto questo periodo. Ma c’è di più. Mia moglie è un insegnante di scuola elementare.

Quella degli insegnanti è come, passatemi il termine, una setta. Si riconoscono, durante una cena, si raggruppano e non fanno altro: parlano di scuola. Visto che mia moglie, inoltre (e non lo dico solo perchè è appunto mia moglie), è una di quelle insegnanti che fa il proprio mestiere con passione, senza scomodare il termine missione, potete ben capire come il mese numero 9 sia sottolineato doppio sul nostro calendario, e non solamente perchè ospita i natali di colui che scrive.

E’ proprio un periodo critico, e quindi via di cene con discorsi a tema unico, serate sulla programmazione dell’anno, telefonate interminabili con le colleghe su questo o quel commento, discussioni infinite sull’orario e, ovviamente (e come dargli torto), su questa disgraziata, bistrattata e squattrinata scuola pubblica.

Non sono mai stato un dipendente pubblico, ritengo di essere una persona sufficientemente ragionevole e flessibile, ma è certo che la mentalità di una persona abituata a lavorare in un contesto statale, seppur motivata e con passione, non può non essere condita con concetti che nell’ambito privato nemmeno sfiorano un dipendente, e non perchè altrimenti il capo si arrabbia. Non sono mai stato un dipendente pubblico dicevo, non sono mai tenero, lo dico in sincerità, con certe logiche, ma devo dire che vedere le cose da dentro fa un altro effetto. Vedere insegnanti che cercano quotidianamente di fare seriamente (e con passione appunto, cosa fondamentale per questo lavoro, non scordiamoci che un’insegnante elementare ha di fronte bambini dai 6 ai 10 anni) il loro mestiere, nonostante i pochi euro di contributo statale per il materiale di facile consumo, nonostante la riduzione del personale, la riduzione delle insegnanti di sostegno, la ricerca dell’ottimizzazione dei costi a tutti i costi, la ricerca della qualità dell’istruzione solo se c’è spazio…beh, mi impone una riflessione.

Dicevo, ho la fortuna che mia moglie è una di quelle che fa il suo mestiere in un certo modo (altrimento, credo, conoscendomi, non avremmo lunga vita matrimoniale davanti) e questo mi fa vedere le cose in un certo modo, ma gli altri genitori? Lo sanno tutti che molto spesso sono le insegnanti a mettere di tasca propria soldi per diverse attività? Lo sanno che l’impossibilità di portare a termine i programmi ministeriali è strettamente connessa ad orari spezzati (per esigenze di copertura di ore di buco in altre classi, visto che chiamare supplenti costa)? Lo sanno che, sembra dura da credere, le più dispiaciute di queste situazioni sono le insegnanti?

Io credo che non lo sappiano, e questo è un grosso problema. E’ per questo che credo che molte insegnanti, quelle con la I maiuscola, dovrebbero difendere non la categoria a prescindere, ma quelle che si comportano come loro. La logica deviata di alcuni dipendenti statali non appartiene a queste persone, mi piacerebbe quindi che evidenziassero sempre questi comportamenti, che fra l’altro sono distanti anni luce dai loro. Se la scuola pubblica non è ancora finita, se molte persone, che anche se lo potrebbero permettere, non scelgono la scuola privata, lo dobbiamo anche a loro.

Dicevo all’inizio, il termine “missione” è troppo, ma il termine “passione”…comunichiamolo.

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